PostHeaderIcon circolare 29 2012

 Studio Commerciale


  BARONCELLI
  


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Circolare nr. 28 - 2012 ( 6 settembre )

 

Per aprire ristoranti e bar niente nulla osta preventivo . Il decreto legislativo n. 147/2012, che diventerà operativo la metà di settembre, porterà una semplificazione delle procedure per le attività commerciali e la somministrazione di bevande e alimenti. Il provvedimento non introduce novità di rilievo, ma recepisce le recenti modifiche normative. Per la somministrazione viene ridimensionato il potere dei Comuni. L'autorizzazione preventiva per l'apertura di un bar o ristorante servirà solo se il locale è ubicato in una zona tutelata, ad esempio se è un'area di pregio artistico o ambientale. Al di fuori di queste aree gli esercizi vengono aperti con la Scia al Comune. Chi non è in possesso dei requisiti professionali previsti, può avviare lo stesso l'attività, nominando una persona che ne sia in possesso. La nuova disposizione ha lo scopo di aumentare la flessibilità aziendale.

 

Interessi da ravvedimento, sbagliare costa. Con l'ordinanza n. 14298 dell'8 agosto scorso la Corte di cassazione ha affermato che è nullo il ravvedimento operoso se c'è un errore nel calcolo degli interessi moratori. A nulla vale invocare l'applicazione dei principi di tutela e affidamento della buona fede sanciti dallo Statuto del contribuente. L'ufficio può pertanto chiedere il pagamento della sanzione in misura piena oltre ai maggiori interessi moratori rispetto a quelli calcolati e versati dal contribuente. In questo modo i giudici di Piazza Cavour hanno risolto il conflitto esistente tra due disposizioni: l'art. 13 del decreto legislativo 472/1997 relativo al ravvedimento operoso e l'art. 10 della legge 212/2000 sulla tutela dell'affidamento e della buona fede per gli errori del contribuente.

 

Sicurezza, risponde il responsabile. Mancata visita dei dipendenti. Il datore di lavoro non risponde se c'è il responsabile della sicurezza. A stabilirlo è stata la Corte di cassazione con la sentenza n. 33521 del 30 agosto 2012. Annullata con rinvio la condanna a carico di un imprenditore sorpreso dall'ispettorato con alcuni dipendenti che non avevano fatto la visita per il lavoro notturno. Un 61enne anconetano era stato accusato per non aver fatto visitare due dipendenti ed era stato sanzionato. Tribunale e Corte d'appello avevano confermato il verdetto. La Cassazione, però, ha ribaltato la pronuncia. La presenza di un responsabile della sicurezza cambia le cose. A lui spettava di provvedere al rispetto delle norme antifortunistiche.

 

L.171/2012 con novita’ per il SISTRI. E` stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 187 del 11 agosto 2012 – Supplemento Ordinario n. 171, la Legge 7 agosto 2012, n. 134, recante "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, recante misure urgenti per la crescita del Paese". La legge, in vigore dal 12 agosto 2012, ha confermato, all’art. 52, la sospensione del termine di operativita` del SISTRI fino al compimento delle verifiche di funzionalita` del sistema stesso e comunque non oltre il 30 giugno 2013. Con un apposito decreto del Ministro dell`ambiente verra` fissato il nuovo termine per l`entrata in operativita` del Sistema SISTRI e, sino a tale termine, sono sospesi gli effetti del contratto stipulato tra il Ministero dell`ambiente e la SELEX - SE.MA e sono conseguentemente inesigibili le relative prestazioni; viene altresi` confermata la sospensione del pagamento dei contributi dovuti dagli utenti per l`anno 2012

 

Minimi, sconti solo agli autonomi 'doc'. Il contribuente che intende avvalersi del regime dei minimi ora deve fare i conti anche con la legge 92/2012. Perde, infatti, il diritto a fruire del regime super agevolato la persona fisica che ha aperto la partita Iva le cui prestazioni lavorative sono considerate rapporti di collaborazione coordinata e continuativa. Lo stesso soggetto, infatti, non può essere classificato come titolare di un reddito di lavoro autonomo o d'impresa. Queste collaborazioni, poi, se prive di un apposito progetto, si considerano rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dal loro inizio. Siamo di fronte ad un contratto d'opera solo quando l'opera o il servizio sono resi 'con lavoro proprio e senza vincolo di subordinazione'. Anche in presenza di partita Iva per presumere l'esistenza di una co.co.co. servono almeno due tra i seguenti requisiti: durata della collaborazione superiore a 8 mesi annui per 2 anni consecutivi; corrispettivo superiore all'80% di quelli complessivamente conseguiti i n due anni solari consecutivi; ufficio presso la sede del committente.

Un salasso per regolarizzare la colf. La sanatoria che prenderà il via il 15 settembre costerà cara. Per regolarizzare una colf la spesa minima prevista ammonta a 1.678 euro, considerando la quota di contributi per sei mesi di lavoro pagati 8 euro l'ora per 25 ore settimanali, più il ticket di mille euro e la marca da bollo da 14,62 euro per la domanda. Più salati i costi per le imprese: per un muratore di 4°livello servono 4.735 euro. Poco meno per mettere in regola un operaio agricolo: 4.478 euro. Rispetto alla sanatoria del 2009 i costi sono lievitati sensibilmente. Allora bastavano 500 euro e una marca da bollo. Oggi serve tre volte tanto per i domestici e fino a 10 volte per gli altri casi.

SITI WEB AZIENDALI: attenzione ai dati obbligatori da indicare. L'articolo 42 della legge comunitaria del 2008 introduce importanti modifiche per l'inserimento di alcuni dati aziendali all'interno del proprio sito web. Le informazioni sulla sede, sul capitale versato, sull’Ufficio del Registro Imprese dove è iscritta la società devono essere riportate negli atti, nella corrispondenza e, per le società per azioni, anche nei siti web. Questi sono alcuni dei nuovi obblighi sanciti dalla legge comunitaria 2008, recepita nel nostro ordinamento con la legge 88/2009, che, all’articolo 42, ha introdotto alcuni requisiti di pubblicità per le società, prevedendone anche il regime sanzionatorio in caso di omessa pubblicazione delle informazioni previste dalla legge (cfr. articoli 2250 e 2630 del Codice Civile nel testo modificato dall’articolo 42 della L. 88/2009) In particolare le società, sia di persone che di capitale, devono indicare negli atti e nella corrispondenza (ad es. atti, contratti, fatture, lettere, ordinativi, etc) le seguenti informazioni: sede della società, ufficio del Registro Imprese dove è iscritta e il relativo numero di iscrizione (che normalmente coincide con il codice fiscale della società), capitale effettivamente versato e quale risulta esistente dall’ultimo bilancio (società di capitali), stato di liquidazione in seguito allo scioglimento, stato di unipersonalità (spa ed srl).

Le società di capitali sono inoltre soggette all’ulteriore obbligo di pubblicare tali informazioni anche nei propri siti web. I nuovi obblighi di pubblicità sono in vigore dal 29 luglio 2009. Le Sanzioni previste in caso di mancato adempimento agli obblighi pubblicitari: le società che omettono o ritardano gli adempimenti pubblicitari previsti incorrono nella sanzione stabilita da un minimo di 258,23 euro ad un massimo di 2.065,83 euro - secondo la previsione dell’articolo 2630 del codice civile – da porsi a carico di ciascun componente l’organo amministrativo. L’indirizzo del sito Web – e relativo server provider – deve essere comunicato anche all’agenzia delle entrate.

Associati, famiglia 'salva'. La riforma del mercato del lavoro targata Fornero ha riscritto totalmente le regole dell'associazione in partecipazione. Questa tipologia contrattuale prevede diverse tipologie di apporto: denaro, bene o lavoro. Con il fine di contrastare l'utilizzo improprio di alcuni elementi di flessibilità la legge n. 92/2012 limita a tre gli associati occupati nella stessa attività. Ciò vale a prescindere dal numero degli associanti. L'unica eccezione è costituita dalla circostanza che gli associati siano legati all'associante da vincoli di parentela entro il 3°grado o di affinità entro il secondo. Il mancato rispetto di questa previsione trasforma il rapporto in contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Professioni regolamentate: obbligo di  copertura assicurativa

Gentile cliente, con la presente desideriamo informarla che il Dpr n. 137/2012, pubblicato in Gazzetta Ufficiale in data 14 agosto 2012, ha concesso più tempo ai professionisti, iscritti ad ordini e collegi, di stipulare polizza di assicurazione professionale, a copertura degli errori commessi nell’esercizio delle proprie funzioni. Più precisamente, il DPR in commento, ribadendo che le condizioni generali delle polizze assicurative potranno essere negoziate, in convenzione con i propri iscritti, dai Consigli Nazionali e dagli enti previdenziali dei professionisti concede, a quest’ultimi, ulteriori dodici mesi (che decorrono dalla data di entrata in vigore del D.P.R. in commento), per permettere la negoziazione di condizioni contrattuali migliori a favore dei propri iscritti. Ne consegue che,  entro il 15 agosto 2013 la stipulazione della polizza diverrà un obbligo giuridico per l’iscritto in Ordini professionali e, come tale, la violazione del suddetto obbligo costituirà illecito disciplinare e non più solamente deontologico (così come ben specificato al comma 2 del DPR n.137/2012). Ricordiamo, altresì, che le polizze dovranno tenere indenni i clienti per perdite patrimoniali involontariamente cagionate dal professionista incaricato a seguito di errori od omissioni commessi. Naturalmente, risulteranno non coperti i danni eventualmente provocati da comportamenti dolosi. A seguito di tale obbligo, il professionista al momento dell’assunzione dell’incarico dovrà rendere note al cliente i) gli estremi della polizza stipulata per la responsabilità professionale; ii) il relativo massimale. In ogni caso, sarà cura del professionista comunicare  al cliente  eventuali  variazioni del contratto assicurativo che, nelle more di un rapporto  professionale, si potrebbero verificare.

 

 

Quadro normativo

L’art. 3, comma 5, lett. e), del DL 138/2011 (conv. in Legge n.148/2011) ha stabilito, tra gli obblighi posti a carico del professionista, quello di stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale.

OSSERVA

La RC professionisti è un contratto in base al quale l’impresa si impegna a risarcire l’assicurato di quanto questi sia chiamato a pagare quale civilmente responsabile per i danni “involontariamente cagionati a terzi compresi i clienti nell’esercizio professionale dell’attività descritta in polizza svolta nei termini delle leggi che la regolano”. L’operatività della copertura è subordinata al fatto che l’assicurato sia munito di regolare abilitazione all’esercizio dell’attività con l’iscrizione nel relativo Albo professionale.

Sono interessati all’obbligo in parola:

·          i professionisti dell’area tecnica quali, ad esempio, architetti, geometri, ingegneri, periti industriali, agronomi ecc.;

·          i  professionisti dell’area medica e paramedica  ovvero, medici chirurghi, farmacisti, biologi, assistenti sociali e infermieri ecc.;

·          i professionisti dell’area giuridico economica, quindi, avvocati, dottori commercialisti e consulenti del lavoro ecc..

 

La norma sancisce l’obbligo per il professionista di dotarsi di una adeguata copertura assicurativa tesa a tutelare i clienti dagli errori commessi nell’esercizio delle proprie funzioni. Le condizioni ge­nerali delle polizze assicurative potranno essere negoziate, in convenzione con i propri iscritti, dai Consigli Nazionali e dagli enti previdenziali dei professionisti

 

Le polizze dovranno tenere indenni i clienti per perdite patrimoniali involontariamente cagionate dal professionista incaricato a seguito di errori od omissioni commessi. Naturalmente, risulteranno non coperti i danni eventualmente provocati da comportamenti dolosi. Tuttavia, nella disposizione in commento :

è  non è prevista alcuna specifica sanzione per chi sarà inadempiente all'obbligo previsto dalla legge;

è  non è stato stabilito alcun limite minimo del danno coperto dalla polizza assicurativa; ci si è limitati a stabilire che l'assicurazione deve essere stipulata «a tutela del cliente».

 

OSSERVA

Su  quanto non disciplinato dalla norma primaria appena commentata, è intervenuto di recente il legislatore con il DPR n.137/2012 riforma delle professioni, pubblicato in Gazzetta Ufficiale in data 14 agosto 2012 e in vigore dal 15 agosto 2012.

 

 

Le disposizioni contenute nel DPR n. 137 di riforma delle professioni regolamentate

L’articolo 5 del DPR 137 di riforma delle professioni  definisce, in buona sostanza,  i confini dell’obbligo, cui è tenuto il professionista, di stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività.

Nella relazione illustrativa allegata al predetto decreto viene precisato che il rischio principale che deve essere coperto da apposita polizza professionale concerne i danni derivanti al  clientecon ciò facendo riferimento alla instaurazione di un rapporto di clientela, nel senso tradizionale della prestazione di un servizio professionale diretto al cliente che lo commette”.

OSSERVA

Ne consegue che rimangono esclusi dall’obbligo in parola, tutti quei professionisti che operano nell’ambito di un rapporto di lavoro dipendente, ovvero tutti quei professionisti che operano in situazioni  in cui  è impossibile  individuare l’esistenza di un rapporto professionista – cliente.

 

In relazione all’oggetto dell’assicurazione professionale, viene specificato che la polizza assicurativa deve coprire i danni derivanti al cliente dall'esercizio dell'attività professionale, ivi incluse le attività di custodia di documenti e valori ricevuti dal cliente stesso, ma nulla viene specificato in merito al limite minimo del danno coperto dalla polizza assicurativa. Sul punto, si ritiene che se il tipo di attività non consente al professionista di essere pienamente sollevato dagli errori di piccola entità è preferibile che lo stesso accetti un premio più alto e limitare l’opposizione di una franchigia, onde evitare il rischio di risarcire direttamente i cliente per gli errori di piccola entità.

 

Ricordiamo inoltre  che, la predetta disposizione deve coordinarsi con quanto contenuto nel decreto sulle liberalizzazioni che ha previsto l’obbligo per il professionista di indicare al cliente, insieme al grado di complessità dell’incarico e a tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell’incarico, anche i “dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale”. Tale obbligo viene ripreso anche nel DPR in commento nella parte in cui dispone che “il professionista deve rendere noti al cliente, al momento dell'assunzione dell'incarico, gli estremi della polizza professionale, il relativo massimale e ogni variazione successiva”.

OSSERVA

L’obbligo assicurativo è affiancato da un obbligo informativo in capo al professionista. In buona sostanza, in sede di primo contatto, il professionista avrà cura di comunicare al cliente gli  estremi della polizza assicurativa e relativo massimale coperto dalla polizza. In ogni caso, sarà cura del professionista comunicare  al cliente  eventuali  variazioni del contratto assicurativo che, nelle more di un rapporto  professionale, si potrebbero verificare.

 

Relativamente all’importo massimo coperto dalla polizza, è preferibile che lo stesso sia tale da consentire al professionista di far fronte all’intera portata del risarcimento avanzato dal cliente danneggiato. Solitamente detto importo è commisurato al livello di rischio insito nell’attività professionale esercitata:  più è delicata l’attività esercitata maggiore dovrà essere il massimale contrattato dal professionista.

 

A ciò si aggiunga che, la mancata previsione nel contratto di assicurazione della copertura dei rischi specifici potrebbe comportare, in alcuni casi, la perdita del cliente o la necessità di integrare la polizza al solo fine di ottenere nuovi  incarichi.

 

OSSERVA

Ne consegue che una buona polizza assicurativa dovrebbe tutelare il professionista da un numero di rischi sufficiente per consentire l’acquisizione dei nuovi clienti e contenere un’ottimale definizione dei rischi coperti, il tutto a fronte di un premio non eccessivamente gravoso.

 

Il comma 2 dell’art. 6 del Dpr di riforma delle professione introduce, perché assente nella norma primaria, un regime sanzionatorio nei confronti di chi non ottempera a tale obbligo: la violazione della disposizione in commento costituirà, a tutti gli effetti, illecito disciplinare e non più solamente deontologico.

 

Decorrenza delle nuove disposizioni

L’entrata in vigore delle disposizioni contenute nel  D.P.R. 137/2012 - che determinano l’automatica abrogazione di tutte le disposizioni regolamentari e legislative incompatibili con quanto contenuto nel dpr in commento -   decorre  dalla data di pubblicazione dello stesso sulla Gazzetta Ufficiale, ovvero è destinata ad acquistare efficacia a partire dal 15 agosto 2012. Tuttavia, le  disposizioni contenute nel DPR in commento sono destinate ad avere efficacia immediata: per alcune, infatti, è espressamente stabilito  un differimento temporale. Questo è il caso, appunto, dell’obbligo in capo al professionista di dotarsi di apposita polizza assicurativa.  

OSSERVA

Vale la pena precisare che, prima della pubblicazione del Dpr di riforma delle professioni, il  DL 138/2011 aveva fissato la decorrenza della disposizione nella data del 13 agosto 2012 o, se precedente, nella data di approvazione del regolamento attuativo della riforma degli ordinamenti professionali secondo i principi fissati dal DL 138/2011.

 

L’ultimo comma dell’art. 5 del D.p.r. n.137/2012 ribadendo che le condizioni generali delle polizze assicurative potranno essere negoziate, in convenzione con i propri iscritti, dai Consigli Nazionali e dagli enti previdenziali dei professionisti, concede, a quest’ultimi, ulteriori dodici mesi (che decorrono dalla data di entrata in vigore del D.P.R. in commento), così da permetterne ai predetti enti una migliore negoziazione dei termini e condizioni assicurative per i propri iscritti. Ne consegue che entro il 15 agosto 2013  la stipulazione della polizza diverrà un obbligo giuridico per l’iscritto in Ordini professionali, e, come tale, la violazione del suddetto obbligo costituirà illecito disciplinare e non più solamente deontologico (così come ben specificato al comma 2 del  DPR  in commento).

 

OSSERVA

In buona sostanza, l’obbligo di assicurazione acquista efficacia decorsi dodici mesi dall’entrata in vigore del decreto, al fine di consentire la negoziazione delle convenzioni collettive previste.

 

Tabella di sintesi

 

Assicurazione obbligatoria a copertura dei rischi derivanti dalla professione

Professionisti interessati dall’obbligo di copertura assicurativa

·          I professionisti dell’area tecnica quali, ad esempio, architetti, geometri, ingegneri, periti industriali, agronomi ecc.;

·          i  professionisti dell’area medica e paramedica  ovvero, medici chirurghi, farmacisti, biologi, assistenti sociali e infermieri ecc.;

·          i professionisti dell’area giuridico economica, quindi, avvocati, dottori commercialisti e consulenti del lavoro ecc.

 

Sono esclusi dall’obbligo in parola, tutti quei professionisti che operano nell’ambito di un rapporto di lavoro dipendente, ovvero in tutte quelle situazioni in cui  è impossibile  individuare l’esistenza di un rapporto professionista – cliente.

Benefici della disposizione

L’obbligo di sottoscrive una R.C. professionale ha una duplice finalità:

·          tutelare il professionista rispetto a richieste di risarcimento aggressive

·          consentire al cliente di ottenere indennizzi adeguati per gli errori commessi dal professionista incaricato.

Oggetto della copertura assicurativa

La polizza assicurativa deve coprire  i danni  derivanti al cliente dall'esercizio dell'attività professionale, ivi incluse le attività di custodia di documenti e valori ricevuti dal cliente stesso.

Decorrenza

L’efficacia della disposizione scatta soltanto decorsi 12 mesi dalla data di entrata in vigore del d.p.r. di riforma delle professioni, per consentire la stipula di convenzioni collettive da parte degli ordini e delle casse.

Sanzioni

La violazione del suddetto obbligo costituirà illecito disciplinare e non più solamente deontologico.