PostHeaderIcon circolare 31 2012

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BARONCELLI
  


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Circolare nr. 31 - 2012 ( 24 settembre )

 

Inps: sono 200mila i pensionati a cui verrà tolta la quattordicesima 2009. Sono 200mila i pensionati che per un errore di calcolo dell’Inps dovranno restituire la quattordicesima percepita nel 2009 e nel 2010. Le lettere preparate dall’Inps sono pronte per essere spedite, a ottobre, comprese quelle indirizzate ai dipendenti pubblici ex Inpdap. L’Inps nel 2009 ha erogato la quattordicesima (variava da 336 a 504 euro a seconda dei casi) sulla base delle dichiarazioni dei redditi dell’anno precedente e delle domande pervenute, tutte corredate con l’auto-dichiarazione del contribuente. Ma, a quanto pare, ci sono state 200 mila pratiche con dati sul reddito sbagliati. Cioè, chi ha richiesto la quattordicesima dichiarando di averne diritto, ha certificato un reddito più basso di quello che aveva in realtà. E l’Inps se n’è accorto solo quando dall’Agenzia delle Entrate sono cominciate arrivare le dichiarazioni del modello Unico 2011 relative ai redditi 2010.

 

In breve, cosa indicare nel quadro RW di Unico. Sono obbligati alla compilazione del quadro RW di Unico tutti i contribuenti residenti in Italia che al termine del periodo d’imposta per il quale si presenta la dichiarazione detengono all’estero investimenti o attività di natura finanziaria. Fino all’anno 2009, gli investimenti esteri da dichiarare in RW erano solo quelli attraverso i quali si potevano conseguire redditi imponibili in Italia; tale interpretazione, oggi, è rivolta anche nelle ipotesi in cui la produzione di tali redditi sia solo astratta o potenziale.
A partire dal 2009, pertanto, sono da indicare anche gli investimenti esteri di importo superiore a 10.000,00 euro, indipendentemente dall’effettiva produzione di redditi imponibili in Italia.
Dovranno quindi essere sempre indicate in RW tutte le attività patrimoniali, compresi gli immobili situati all’estero tenuti a disposizione, gli yatchs, gli oggetti preziosi e le opere d’arte, a prescindere dal fatto che producano o meno reddito imponibile in Italia.

I trasferimenti da, verso e sull’estero che interessano investimenti e attività di natura finanziaria devono essere indicati anche nel caso in cui, al termine del periodo d’imposta, i contribuenti non detengano alcun investimento o interesse estero, a causa di disinvestimenti o estinzione di rapporti finanziari. L’obbligo sussiste anche quando il contribuente eserciti all’estero operazioni rilevanti in qualità di imprenditore in contabilità ordinaria.
In caso di attività o investimenti detenuti in comunione, ogni contribuente indicherà la propria quota di competenza.

Cosa indicare e quando:

  • Attività finanziarie estere emesse da non residenti
  • Titoli pubblici italiani emessi all’estero
  • Immobili a qualsiasi titolo detenuti all’estero
  • Beni mobili suscettibili di utilizzazione economica (es. opere d’arte, preziosi)
  • Attività finanziarie italiane emesse da residenti, solo in caso di cessione o rimborso che generino plusvalenze imponibili art.67 c.1 TUIR
  • Titoli di Enti o organismi internazionali equiparati a titoli di Stato, solo in caso di cessione o rimborso che generino plusvalenze imponibili art.67 c.1 TUIR
  • Assicurazioni sulla vita e capitalizzazioni con società assicuratrici non residenti, se il contratto non è concluso con un intermediario italiano

Cosa non indicare:

  • Attività finanziarie affidate in gestione o in amministrazione a banche, società fiduciarie o altri intermediari professionali
  • Contratti conclusi con intermediari professionali
  • Valori di depositi e c/c riscossi tramite intermediari professionali

Le novità introdotte dal D.L.78/2010 , convertito nella Legge 122/2010

I dipendenti pubblici

L’art.38 del DL78/2010 ha stabilito che i contribuenti i quali svolgono attività all’estero per lo Stato italiano, per una sua suddivisione politica o amministrativa o per un suo ente locale, ovvero per organizzazioni internazionali cui aderisce l’Italia, sono ESONERATI totalmente alla compilazione del quadro RW, LIMITATAMENTE al periodo di tempo in cui viene svolta l’attività all’estero.

Gli altri lavoratori

Sempre il medesimo articolo stabilisce che i soggetti residenti in Italia che prestano la propria attività lavorativa in via continuativa all’estero in zona di frontiera ed in altri Paesi limitrofi (transfrontalieri e lavoratori in Paesi limitrofi) sono ESONERATI dalla compilazione del quadro RW, LIMITATAMENTE alle attività estere di natura finanziaria (c/c, investimenti patrimoniali, ecc.)
Non esiste tuttavia una lista ufficiale di quelli che sono considerati i “Paesi limitrofi”.

Con la Risoluzione 128/2010 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’esonero dalla compilazione del quadro RW per diplomatici e frontalieri sussiste qualora essi siano tali al 31 dicembre dell’anno di riferimento e qualora la condizione di lavoratore all’estero sia caratterizzata da un elemento di continuità, riscontrabile se l’attività “oltreconfine” è stata svolta per più di 183 giorni nell’arco dell’anno. Tale periodo di tempo non deve necessariamente essere ininterrotto.

In pratica, al 31 dicembre dell’anno di riferimento il lavoratore “pubblico”, cioè il “diplomatico”, non deve essere rientrato in Italia, mentre il dipendente “privato”, ovvero il “frontaliere”, deve ancora prestare la sua attività in una zona di frontiera, o in un Paese limitrofo.

Non è invece necessario che il periodo temporale sia ininterrotto.

Donazione di un immobile con atto pubblico per evitare l’accertamento. Legittimo l’accertamento sintetico se l’immobile è stato acquisito mediante semplice provvista dei genitori, senza atto pubblico. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 14896/2012, ha affermato che è legittimo l’accertamento del reddito complessivo netto, determinato in via sintetica dall’ufficio dell’Agenzia delle Entrate, per l’acquisto, da parte del contribuente, di un grosso immobile come indice di una maggior capacità contributiva. Ai fini della prova contraria che il contribuente deve fornire, per la Cassazione non è sufficiente che egli sostenga che la provvista necessaria all’acquisto era stata fornita principalmente dal genitore, se la donazione è stata compiuta senza atto pubblico e non esiste altra documentazione idonea a comprovare l’atto di liberalità.

 

30 giorni per i pagamenti tra le imprese

 

È stato approvato in Commissione attività produttive della Camera un Ddl bipartisan che, nel recepire la direttiva Ue del 2011, fissa il tetto del ritardo dei pagamenti tra le imprese in 30 giorni (o al massimo 60, se concordato tra le parti). L'approvazione definitiva, che prevede il passaggio a Camera e Senato, potrebbe arrivare entro la fine della legislatura.

Il disegno di legge non riguarda i crediti verso le pubbliche amministrazioni. Per quelli, come previsto dallo Statuto delle imprese, il Governo ha tempo fino a novembre per esercitare la delega.

Nel disegno di legge approvato si stabilisce anche che:

- le associazioni di categoria rappresentate nelle Camere di Commercio o nel Cnel possono proporre azioni in giudizio contro clausole contrattuali e prassi gravemente inique, come prevede lo Statuto delle imprese;

- l'impresa creditrice può chiedere alla Camera di commercio la certificazione del credito con cui ottenere dal giudice competente l'ingiunzione di pagamento;

- la ditta debitrice può chiedere alla Camera di commercio una mediazione con l'impresa creditrice; in tal caso la CdC può e, se una delle parti ne fa richiesta, deve invitare a partecipare alla mediazione un'istituzione finanziaria che possa concorrere ad un intervento economico utile alla definizione positiva della procedura stessa;

- gli interessi di mora, legali o concordati tra le imprese, decorrono dal giorno successivo alla data di scadenza o alla fine del periodo di pagamento stabiliti nel contratto (se i termini non sono inseriti, il conteggio dei 30 giorni inizia dalla data in cui il debitore ha ricevuto la richiesta di pagamento o da quella in cui il debitore ha ricevuto le merci o la prestazione).

 

 

Come detrarre gli interessi sul mutuo e il 50% di tutte le spese. Ristrutturare la propria abitazione principale scontando sia il 50% delle spese sostenute sia gli interessi passivi del mutuo ipotecario stipulato per finanziare i lavori di ristrutturazione. Queste due importanti agevolazioni possono coesistere e rappresentano un ottimo incentivo ad iniziare lavori in un periodo in cui l’edilizia (e non solo) sta affrontando una grave crisi. Si tratta di detrarre dall’imposta lorda sul reddito, e fino a concorrenza del suo ammontare, il 19% di un importo massimo complessivo non superiore a 2.582,28 euro per ciascun anno, per interessi passivi, oneri accessori nonché quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione pagati su mutui ipotecari contratti per la costruzione e ristrutturazione dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale. A questa agevolazione si aggiunge la detrazione del 50% di tutte le spese sostenute per l’intervento di ristrutturazione introdotta dalla Legge n. 83 del 22 giugno 2012 (in precedenza la detrazione era del 36%), anche se solo per un limitato periodo di tempo (dal 26 giugno 2012 al 30 giugno 2013) e nel rispetto del limite massimo di spesa di 96.000 euro.

Gli interessi passivi sono detraibili in presenza di mutui ipotecari stipulati per la costruzione e ristrutturazione, intendendo tutti gli interventi realizzati in conformità al provvedimento comunale che autorizzi una nuova costruzione, compresi i lavori di ristrutturazione edilizia indicati all’articolo 31, comma 1, lettera d), della legge 5 agosto 1978, n. 457 (ora trasfuso nell’art. 3 del Dpr 6 giugno 2001, n. 380). La detrazione del 50% non è accessibile agli interventi di nuova costruzione o ampliamento ma incentiva gli interventi di ristrutturazione sopra citati ed altre tipologie di interventi quali ad esempio la manutenzione straordinaria dell’edificio. Da notare che, diversamente dagli interventi di ristrutturazione edilizia, questi ultimi interventi di manutenzione straordinaria, spesso rilevanti per mole di lavoro e spesa, sono indicati alla lettera b) della citata legge 457 del 1978 e di conseguenza gli interessi sull’eventuale mutuo non sono detraibili.

In breve le due agevolazioni (interessi e sconto del 50%) possono coesistere per tutti coloro che intendono effettuale lavori di ristrutturazione previste dalla lettera d) della citata legge, escludendo dalla detrazione del 50% le eventuali spese riferite all’ampliamento (risoluzione 4/E del 4 gennaio 2011). Condizioni e adempimenti sono diversi per ciascuna agevolazione.

In particolare gli interessi sul mutuo ipotecario sono detraibili a condizione che:

- l’importo erogato deve essere finalizzato alla costruzione e/o ristrutturazione dell’abitazione principale. Se la motivazione non risulta dal contratto di mutuo sottoscritto dal contribuente, tale indicazione deve risultare da apposita dichiarazione resa dall’istituto bancario o, in via residuale, da un’autocertificazione rilasciata dal contribuente;

- l’intestatario del mutuo deve essere il soggetto possessore dell’immobile a titolo di proprietà o altro diritto reale;

- il contratto di mutuo deve essere stipulato nei sei mesi antecedenti o nei 18 mesi successivi all’inizio dei lavori di costruzione/ristrutturazione. I lavori devono essere ultimati entro il termine stabilito dalla concessione edilizia;

- entro 6 mesi dal termine dei lavori l’immobile deve essere adibito ad abitazione principale.

Per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente o i suoi familiari dimorano abitualmente. A tal fine rilevano le risultanze dei registri anagrafici o l’autocertificazione effettuata ai sensi del Dpr 28 dicembre 2000, n. 445, con la quale il contribuente può attestare che la sua dimora abituale è in luogo diverso da quello indicato nei registri anagrafici.

La detrazione spetta solo relativamente agli interessi calcolati sull’importo del mutuo effettivamente utilizzato per il sostenimento delle spese relative alla costruzione/ristrutturazione dell’immobile. L’ammontare delle spese sostenute è quello che risulta al termine dei lavori. Pertanto, nel caso in cui l’ammontare del mutuo sia superiore alle menzionate spese documentate la detrazione non spetta sugli interessi che si riferiscono alla parte di mutuo eccedente l’ammontare delle stesse. La quota di interessi passivi detraibili dovrà essere calcolata utilizzando la seguente formula:

interessi pagati x spese sostenute e documentate

capitale preso a mutuo

In caso di contitolarità del contratto di mutuo o di più contratti, il limite di 2.582,28 euro resta insuperabile.

Per quanto riguarda la detraibilità del 50% delle spese di ristrutturazione si segnala la necessità di produrre e conservare i seguenti documenti:

- le abilitazioni amministrative richieste dalla vigente legislazione edilizia in relazione alla tipologia di lavori da realizzare (Concessione, comunicazione di inizio lavori, Dia ecc.);

- fatture e ricevute fiscali comprovanti le spese effettivamente sostenute;

- ricevute dei bonifici di pagamento;

- comunicazione preventiva indicante la data di inizio dei lavori all’Azienda sanitaria locale, qualora la stessa sia obbligatoria secondo le vigenti disposizioni in materia di sicurezza dei cantieri;

- per gli immobili non ancora censiti, domanda di accatastamento;

- ricevute di pagamento dell’imposta comunale sugli immobili, se dovuta;

- delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori, per gli interventi riguardanti parti comuni di edifici residenziali, e tabella millesimale di ripartizione delle spese;

- in caso di lavori effettuati dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi, dichiarazione di consenso del possessore all’esecuzione dei lavori (posto tuttavia che solo il proprietario dell’immobile può detrarre gli interessi sul mutuo ipotecario).

Tra le spese che danno diritto alla detrazione si possono ricomprendere, a titolo esemplificativo, le spese relative alla progettazione dei lavori, l’acquisto di materiali, l’esecuzione dei lavori, le perizie e sopralluoghi.

 

Autonomia, parasubordinazione, subordinazione: le tre vite delle cosiddette “Partita Iva”. La Legge n. 92/2012 “ Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”, ormai nota come “Riforma Fornero”, è intervenuta su una pluralità di argomenti di forte impatto nel mondo del mercato del lavoro. L’Articolo 1 della Legge introduce, in particolare, delle importanti modifiche ad una pluralità di tipologie contrattuali cd. “flessibili”, tra le quali quelle disciplinate dalla legge come “Altre prestazioni lavorative rese in regime di lavoro autonomo” (art. 1, comma 26), tipologie che interessano fortemente una notevole popolazione di lavoratori, ma che non sempre sono formalizzate in strumenti contrattuali univoci.

Per questa tipologia contrattuale, la “Riforma Fornero” introduce un meccanismo di conversione legale per il quale la stessa, dal regime di autonomia che originariamente la caratterizza, è presuntivamente ricondotta (salvo prova contraria) all’ambito della parasubordinazione e, di riflesso, per via dell’applicazione della normativa in materia di contratti a progetto, della subordinazione (nel caso di mancanza di specifico progetto).

1. Da autonomia a parasubordinazione.

Nel dettaglio, perché le prestazioni di lavoro svolte da persona titolare Partita IVA siano considerate, salvo prova contraria da parte del committente, rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, devono ricorrere almeno due delle seguenti condizioni:

a) collaborazione con il medesimo committente di durata complessiva superiore ad 8 mesi per due anni consecutivi (così come modificato cd. “Decreto sviluppo”);

b) corrispettivo derivante dalla collaborazione, anche se fatturato a più soggetti riconducibili al medesimo centro d’imputazione di interessi, pari almeno all’80% dei corrispettivi annui complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco di due anni solari consecutivi (così come modificato cd. “Decreto sviluppo”);

c) esistenza di una postazione di lavoro fissa presso una delle sedi del committente, a disposizione del collaboratore.

Il verificarsi di almeno due delle condizioni sopra riportate, pertanto, fatta salva la prova contraria fornita dal committente, riconduce la prestazione di lavoro svolta dal titolare di Partita IVA da natura autonoma all’ambito delle collaborazioni coordinate e continuative, quindi all’alveo della “parasubordinazione”.

Sono escluse da tale meccanismo di conversione le prestazioni:

  • connotate da competenze teoriche e tecnico/pratiche di grado elevato (anche se sul punto sono auspicabili chiarimenti e delucidazioni);
  • svolte da soggetti titolari di un reddito annuo di lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il minimale contributivo;
  • svolte nell’esercizio di professioni per cui è richiesta l’iscrizione ad un ordine professionale, a un apposito registro, albo, ruolo o elenco professionale qualificato.

2. Da parasubordinazione a subordinazione.

Se il verificarsi delle condizioni sopra esposte determina un traghettamento della Partita IVA verso i connotati della parasubordinazione, tale passaggio rappresenta il primo step per l’ulteriore trasformazione di tale rapporto di lavoro originariamente autonomo in rapporto di lavoro subordinato.

Infatti, nel caso in cui il rapporto di lavoro autonomo sia ricondotto alla disciplina delle collaborazioni coordinate e continuative, verrebbe applicata l’intera disciplina del capo I del titolo VII del D.Lgs. n. 276/2003, anche se, si potrebbe rilevare, non di tutta evidenza è la riconduzione immediata alla tipologia della collaborazione a “progetto”. E poiché l’articolo 69, comma 1, del citato capo (secondo l’interpretazione autentica fornita dall’art. 1, comma 24 della Riforma Fornero”) prevede che la mancanza di uno specifico progetto nei contratti di collaborazione coordinata e continuativa determina la costituzione del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, ecco che la prestazione lavorativa resa da titolare di Partita IVA, di natura autonoma alla nascita, parasubordinata per adozione, approda alla terza tappa della sua vita, quella del rapporto di lavoro subordinato ed a tempo indeterminato. Naturalmente, con le conseguenze operativo-applicative connesse alla ricostruzione dei regimi fiscali e contributivi specifici di ciascuna “età”.

 

Contributi alle aziende che assumono, con contratto di apprendistato, giovani dai 15 ai 29 anni

 

 

Premessa  

 

       

Al fine di incentivare il ricorso al contratto di apprendistato, Italia Lavoro ha emanato un bando con cui viene concesso un contributo variabile a seconda della tipologia di contratto utilizzato. Per accedere al contributo, gli interessati devono inoltrare apposita domanda entro il prossimo 31.12.2012: il contributo, però, verrà concesso fino ad esaurimento delle risorse stanziate, pertanto è bene – sempre qualora ne ricorra esigenza – inoltrare il prima possibile la domanda. L’intento di tale iniziativa, chiaramente, è quello di favorire la formazione “in the job” e l’inserimento occupazionale dei giovani che si trovano nello stato di svantaggio per come definito dal Regolamento n. 800/2008.

 

Tipologia di azioni  

L’Avviso è finalizzato ad incentivare l’utilizzo del contratto di apprendistato sull’intero territorio nazionale, mediante la concessione di contributi per la stipula di:

è  contratti di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale: possono essere assunti con contratto di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, in tutti i settori di attività, anche per l'assolvimento dell'obbligo di istruzione, i soggetti che abbiano compiuto quindici anni e 29 anni di età. La durata del contratto è determinata in considerazione della qualifica o del diploma da conseguire e non può in ogni caso essere superiore, per la sua componente formativa, a tre anni ovvero quattro nel caso di diploma quadriennale regionale;

OSSERVA

Le risorse complessive disponibili per tale azione sono pari a € 27.104.000,00.

è  contratti di apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere: possono essere assunti in tutti i settori di attività, con contratto di apprendistato professionalizzante o di mestiere per il conseguimento di una qualifica professionale a fini contrattuali i getti di età compresa tra i diciotto anni e fino al compimento del ventinovesimo anno di età. Per i soggetti in possesso di una qualifica professionale, conseguita ai sensi del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, il contratto di apprendistato professionalizzante o di mestiere può essere stipulato a partire dal diciassettesimo anno di età.

OSSERVA

Le risorse complessive disponibili per tale azione sono pari a € 51.046.700,00.

 

I contratti di apprendistato per i quali potrà essere avanzata richiesta di contributo dovranno essere stipulati a partire dal 30 novembre 2011.

 

Soggetti beneficiari  

Possono presentare candidature esclusivamente i datori di lavoro privati che abbiano la sede operativa, presso cui è operata l’assunzione, sul territorio nazionale e che assumano giovani con contratti di apprendistato nelle tipologie previste. Alla data di presentazione della domanda di contributo, i soggetti beneficiari dovranno possedere i seguenti requisiti:

 

SOGGETTI BENEFICIARI 

 

Requisiti per l’accesso al beneficio

Non aver cessato o sospeso la propria attività.

Essere in regola con l’applicazione del CCNL di riferimento.

Essere in regola con la normativa in materia di sicurezza del lavoro.

Essere in regola con le norme che disciplinano il diritto al lavoro dei disabili.

Essere in regola con il versamento degli obblighi contributivi ed assicurativi.

Non aver riportato condanne che comportino l'interdizione anche temporanea dai pubblici uffici.

Non trovarsi sottoposti a procedure per fallimento o concordato preventivo.

Essere in regola con quanto previsto dalle normative regionali rispetto a tipologie contrattuali e obblighi formativi previsti dal contratto di apprendistato.

Non trovarsi in una delle condizioni di “difficoltà” previste dagli Orientamenti Comunitari per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà (GUCE C 244/2 del 1.10.2004), o, se PMI, di non trovarsi in una delle situazioni descritte dall’art. 1, comma 7, del Regolamento 800/2008.

Non essere incorsi, negli ultimi dieci anni, in irregolarità definitivamente accertate dalle autorità competenti, nella gestione di interventi che abbiano beneficiato di finanziamenti pubblici.

 

Tipologie di lavoratori  

Ai fini dell’Avviso Italia Lavoro i lavoratori assunti devono:

è  possedere il requisito di lavoratori svantaggiati come definito dal Reg. (CE) n. 800/2008, fermo restando il rispetto dei vincoli di età previsti dalla normativa relativa all’apprendistato;

è  non aver avuto rapporti di lavoro dipendente o assimilato negli ultimi 12 mesi con il soggetto beneficiario la cui cessazione sia stata determinata da cause diverse dalla scadenza naturale dei contratti. Resta salva la condizione di interruzione del rapporto di lavoro intervenuta per fine fase lavorativa.

OSSERVA

Riguardo al primo di tali requisiti evidenziamo che viene considerato svantaggiato chiunque rientri in una delle seguenti categorie:

è  chi non ha un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi;

è  chi non possiede un diploma di scuola media superiore o professionale (ISCED 3); 

è  lavoratori che hanno superato i 50 anni di età;

è  adulti che vivono soli con una o più persone a carico;

è  lavoratori occupati in professioni o settori caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25 % la disparità media uomo-donna in tutti i settori economici dello Stato membro interessato se il lavoratore interessato appartiene al genere sottorappresentato;

è  membri di una minoranza nazionale all'interno di uno Stato membro che hanno necessità di consolidare le proprie esperienze in termini di conoscenze linguistiche, di formazione professionale o di lavoro, per migliorare le prospettive di accesso ad un'occupazione stabile.

 

Viene considerato un “lavoratore molto svantaggiato” il lavoratore senza lavoro da almeno 24 mesi.

I lavoratori per i quali viene richiesto il contributo devono possedere i requisiti richiesti al momento della stipula del contratto di lavoro.

 

Ammontare dei contributi  

Fino a concorrenza delle risorse disponibili e, comunque, non oltre la data di chiusura dell’Avviso fissata al 31.12.212, verrà riconosciuto ai soggetti beneficiari:

 

è  un contributo di € 5.500,00 (€ cinquemilacinquecento/00) per ogni soggetto assunto con contratto di apprendistato per la qualifica professionale a tempo pieno;

 

è  un contributo di € 4.700,00 (€ quattromilasettecento/00), per ogni soggetto assunto con contratto di apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere a tempo pieno;

 

OSSERVA

Il predetto importo è da intendersi al lordo di eventuali ritenute di legge e/o di ogni altro eventuale onere accessorio. I contributi NON sono cumulabili con altri contributi finalizzati all’assunzione a favore del medesimo lavoratore. I contributi sono cumulabili con altri contributi erogati da soggetti terzi, fatti salvi gli eventuali divieti ivi previsti.

I contributi sono erogati nel rispetto delle condizioni e dei termini di cui al Regolamento (CE) 1998/2006, della Commissione del 15 dicembre 2006 relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato agli aiuti di importanza minore “de minimis”. La soglia degli aiuti de minimis è di 200.000,00 euro, incluso l’aiuto da erogare, di sovvenzioni pubbliche concesse a titolo di de minimis nell’arco di un periodo di tre esercizi finanziari, quello in corso più i due precedenti. Per le imprese attive nel settore del trasporto su strada la soglia massima ammessa all’esenzione de minimis è di 100.000,00 Euro.

 

Termini e modalità di richiesta dei contributi  

Qualora sussistano tutte le condizioni sopra indicate, il datore di lavoro può avere accesso ai contributi per l’assunzione di giovani apprendisti effettuando apposita domanda. La domanda di contributo potrà essere presentata unicamente attraverso il sistema informativo raggiungibile al seguente indirizzo: http://amva.italialavoro.it (sito attivo a partire dal 30 novembre 2011, ore 10:00 am).

La domanda potrà essere presentata a partire dalle ore 10,00 del 30.11.2011 (data di apertura dell’Avviso) e non oltre il 31.12.2012, salvo il caso di previo esaurimento delle risorse disponibili che sarà comunicato sul sito di Italia Lavoro.

 

In fase di registrazione dovrà essere allegata copia di un documento di identità in corso di validità del destinatario del contributo.

 

 

OSSERVA

Le domande presentate attraverso altre modalità non saranno accettate.

 

Dichiarazioni e documentazione  

     

Attraverso la piattaforma dovranno essere rese le seguenti dichiarazioni e, attraverso la funzione di caricamento (“uploading”) del sistema, dovrà essere allegata alla domanda, a pena di inammissibilità, la seguente documentazione:

è  copia di certificato CCIAA con data non antecedente a 3 mesi dalla data di presentazione della domanda di contributo;

è  copia di certificato di attribuzione di Partita IVA;

è  copia del DURC in corso di validità (tale requisito si intende soppresso a partire dal 13.02.2012 incluso);

è  copia del documento di identità, in corso di validità, del lavoratore assunto per il quale si richiede il contributo;

è  copia integrale del modello UniLav per assunzione lavoratore;

è  copia certificazione del CPI del requisito di disoccupazione/inoccupazione ovvero dichiarazione sostitutiva resa dal lavoratore ai sensi dell'articolo 46, D.P.R. 445/2000 secondo la modulistica allegata al presente avviso;

è  copia del contratto di lavoro e del piano formativo associato;

è  dichiarazione (firmata e digitalizzata mediante scansione o firmata digitalmente) De Minimis  secondo lo schema allegato o, in alternativa, dichiarazione (firmata e digitalizzata mediante scansione o firmata digitalmente) Regolamento (CE) 800/2008.

è  dichiarazione resa nelle forme di cui all’art. 46 e 47 del D.P.R. 445/2000 sulle seguenti circostanze:

 

 

DICHIARAZIONI DA PARTE DEL RICHIEDENTE

 

Dichiarazioni da rendere da parte del richiedente

Di non aver cessato o sospeso la propria attività.

 

Di essere in regola con l’applicazione del CCNL di riferimento.

 

Di essere in regola con la normativa in materia di sicurezza del lavoro.

 

Di essere in regola con le norme che disciplinano il diritto al lavoro dei disabili.

 

Di essere in regola con il versamento degli obblighi contributivi ed assicurativi.

 

Che l'impresa non si trova sottoposta a procedure per fallimento o concordato preventivo.

 

Che tutti gli allegati sono conformi agli originali.

 

Di provvedere alla predisposizione degli atti necessari e conservare in originale la documentazione amministrativo-contabile per le visite ispettive.

 

Di essere in regola con quanto previsto dalle normative regionali rispetto a tipologie contrattuali e obblighi formativi previsti dal contratto di apprendistato.

 

Non trovarsi in una delle condizioni di “difficoltà” previste dagli Orientamenti Comunitari per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà (GUCE C 244/2 del 1.10.2004), o, se PMI, di non trovarsi in una delle situazioni descritte dall’art. 1, commi 7, del Regolamento 800/2008.

 

Non essere incorsi, negli ultimi dieci anni, in irregolarità definitivamente accertate dalle autorità competenti, nella gestione di interventi che abbiano beneficiato di finanziamenti pubblici.

 

Di essere un soggetto di imposta che svolge abitualmente o in via occasionale attività produttiva di reddito di impresa e, dunque, che il contributo erogato dovrà essere assoggettato ai fini IRPEF/IRES a ritenuta d’acconto, ai sensi dell’art. 28 D.P.R. 600 del 29/9/1973, specificando situazioni peculiari ed i relativi riferimenti normativi che rendono non applicabile la ritenuta d’acconto.

 

Che il soggetto, per la cui assunzione si presenta domanda di contributo, non ha avuto con il richiedente rapporti di lavoro dipendente o assimilato negli ultimi 12 mesi la cui cessazione sia stata determinata da cause diverse dalla scadenza naturale dei contratti.

OSSERVA

La domanda di contributo automaticamente generata dalla procedura automatizzata conterrà le seguenti informazioni: anagrafica del datore di lavoro, anagrafica dell’apprendista, tipo e durata dell’apprendistato, settore di appartenenza, qualifica professionale, importo complessivo richiesto.

 

       

 

Ammissione ed erogazione del contributo  

Le domande ammesse a contributo in relazione alle due tipologie di contratto indicate sopra concorreranno alla creazione di elenchi separati. L’assegnazione dei contributi avverrà con procedura “a sportello” seguendo l’ordine cronologico di presentazione delle domande, previa verifica delle condizioni previste e l’assenza delle cause di inammissibilità.

OSSERVA

Faranno fede la data e l’ora indicate nella ricevuta elettronica rilasciata dal sistema informatico. Nella ricevuta saranno indicati l’identificativo interno, la data e l’ora di presentazione della domanda per come certificati dal sistema stesso. Evidenziamo che pertanto è necessario inviare il prima possibile la domanda: in caso di esaurimento dei fondi, infatti, il richiedente potrebbe essere escluso dall’erogazione.

 

I primi elenchi delle imprese ammesse a contributo saranno pubblicati sul sito di Programma a partire

dal sessantesimo giorno successivo all’apertura dei termini di iscrizione all’Avviso Pubblico (ovvero lo scorso 30.11.2011) a meno che il numero e la complessità delle domande pervenute non giustifichino tempi più lunghi.

Entro 60 giorni dalla pubblicazione dell’elenco in cui risulta ammesso a contributo, il soggetto beneficiario è tenuto ad inviare la richiesta di liquidazione del contributo corredata di idonea garanzia fideiussoria bancaria o assicurativa mediante raccomandata a/r a:

 

î  Italia Lavoro S.p.A. – Programma AMVA, via Guidubaldo del Monte 60, 00196 Roma.

 

OSSERVA

Si precisa che, in caso di più domande ammesse a contributo nell’ambito dello stesso elenco, la richiesta di liquidazione e relativa garanzia dovranno essere presentate una sola volta per l’ammontare complessivo.

 

Nel caso, invece, in cui le domande ammesse a contributo figurino in elenchi diversi, dovrà essere presentata separata richiesta di liquidazione e relativa garanzia per ciascun elenco.

 

Entro 120 giorni dalla ricezione della richiesta di pagamento, previa verifica della idoneità della garanzia fideiussoria prestata, Italia Lavoro procederà all’erogazione del contributo in un'unica soluzione.

 

Motivi di inammissibilità   

Italia Lavoro, non ammetterà al/ai contributo/i le domande:

è  presentate secondo modalità diverse da quanto previsto nel presente Avviso;

è  carenti delle informazioni e di valida documentazione richiesta, salvo i casi in cui sia possibile procedere ad integrazione della stessa;

è  relative a soggetti che non posseggano i requisiti previsti dall’Avviso;

è  relative ad assunzioni che siano avvenute in data antecedente il 30 novembre 2011;

è  carenti della dichiarazione di aver fornito al/ai soggetto/i indicato/i nella “Scheda Lavoratore” tutte le informazioni di cui all’art. 13 del D.Lgs. 196/2003 e di aver acquisito l’autorizzazione al trattamento dei dati ai fini della presentazione della presente domanda di contributo, da rendere in fase di registrazione dell’impresa.

 

Controlli   

Al fine verificare il possesso dei requisiti dichiarati in fase di richiesta di contributo, Italia Lavoro realizzerà interventi di monitoraggio “in itinere”, anche senza preavviso. Le imprese beneficiarie dei contributi sono tenute a fornire, su richiesta, ad Italia Lavoro informazioni in merito alla situazione occupazionale dei lavoratori assunti con i contributi del presente Avviso, fino ad un massimo di 12 mesi dall’inizio del rapporto di lavoro che ha dato origine al contributo e, comunque, non oltre la data di termine del Programma, salvo eventuali proroghe. Le imprese dovranno, inoltre, consentire gli opportuni controlli di Italia Lavoro sulla documentazione presentata a corredo della richiesta di contributo. Italia Lavoro potrà, in qualsiasi momento, richiedere l’integrazione documentale ai sensi della vigente normativa. La documentazione dovrà essere inoltrata a Italia Lavoro all’indirizzo di posta elettronica dedicato Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. esclusivamente tramite l’indirizzo di posta elettronica indicato al momento dell’iscrizione. Qualora la documentazione richiesta non venga presentata entro 15 giorni dal ricevimento della richiesta, si procederà alla revoca del contributo.

OSSERVA

Italia Lavoro ha la facoltà di svolgere verifiche e controlli in qualunque momento e fase della realizzazione degli interventi ammessi a contributo secondo quanto previsto dalla vigente normativa in merito, anche presso i soggetti terzi. I controlli potranno essere effettuati oltre che da Italia Lavoro anche dallo Stato Italiano e dall’Unione Europea. Il soggetto beneficiario del contributo avrà altresì l'obbligo di rendersi disponibile fino a tre anni dopo la chiusura parziale o finale del programma operativo ex art. 90 del Regolamento n. 1083/2006 a qualsivoglia richiesta di controlli, di informazioni, di dati, di documenti, di attestazioni o dichiarazioni, da rilasciarsi eventualmente anche dai fornitori di servizi.

 

Variazione del rapporto e revoca dei contributi  

In caso di licenziamento (a qualsiasi titolo) o di dimissioni volontarie del lavoratore, l’impresa beneficiaria del contributo dovrà, entro e non oltre 15 giorni dall’evento, esclusivamente tramite il sistema informatico e attraverso l’utilizzo dei codici di accesso:

è  comunicare la variazione a Italia Lavoro;

è  inviare copia della comunicazione telematica delle dimissioni o del licenziamento.

Calcolato convenzionalmente su 12 mesi (“periodo di riferimento”), a decorrere dalla data di assunzione, in caso di interruzione anticipata del rapporto di lavoro per qualsivoglia ragione e a qualsiasi titolo nel periodo di riferimento, l’impresa beneficiaria del contributo dovrà restituire a Italia Lavoro:

è  l’intero contributo riconosciuto in caso di interruzione del rapporto di lavoro per qualsivoglia ragione e a qualsiasi titolo nei primi 6 mesi dalla stipula del contratto;

è  decorsi 6 (sei) mesi dalla stipula del contratto, un importo proporzionale al periodo intercorrente tra la data di interruzione del rapporto di lavoro per qualsivoglia ragione e a qualsiasi titolo ed il predetto periodo di 12 mesi.

OSSERVA

I contributi concessi saranno, inoltre, revocati integralmente nei seguenti casi:

è  qualora, entro e non oltre 15 giorni dalla richiesta, non vengano fornite le informazioni utili al monitoraggio dell’intervento richieste da Italia Lavoro;

è  qualora, dai controlli effettuati, venga comprovata la mancanza di uno o più requisiti dichiarati nella domanda di contributo o comunque contenuti nella documentazione allegata alla stessa, fatte salve comunque le responsabilità civili e penali previste per chi fornisce false o mendaci dichiarazioni o fornisce o produce false attestazioni.

 

Conservazione della documentazione  

I soggetti beneficiari conservano i documenti giustificativi in originale delle spese. I soggetti beneficiari sono tenuti all’istituzione di un fascicolo di operazione contenente la documentazione tecnica e amministrativa e alla sua conservazione per tre anni dopo la chiusura parziale o finale del programma operativo ex art. 90 del Regolamento n. 1083/2006.